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L'incontro

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LEUMANN – RIACE
Come con un Filo lungo filo è possibile intrecciare relazioni

L’incontro


Nel 2001 l’Associazione "Città Futura G.Pugliesi” ha partecipato a Filo lungo filo un nodo si farà e nel convegno ha raccontato la sua esperienza:

«Quando c’è arrivato l’invito per partecipare alla fiera di Leumann con i prodotti della nostra tessitura abbiamo avuto una soddisfazione interiore, un motivo d’orgoglio che ci dà coraggio e nuovi stimoli per continuare nei progetti che stiamo sviluppando nel nostro paese.
Orgoglio e soddisfazione perché rappresentiamo un piccolo paese della Calabria, uno sperduto paesino del profondo sud, di quelli che esistono solo più nelle fiabe, con gli asini carichi di ceste, le vecchiette vestite di nero che parlano un idioma incomprensibile e le stradine strette e ripide in mezzo alle casette in pietra del centro storico; una realtà che appartiene ad una delle aree più depresse della nuova Europa, a quella sottoprovincia culturale spesso tristemente nota per notizie di cronaca, storie di mafia, di malesseri sociali; per raccontare una storia, parlare di un progetto di economia sostenibile in cui un gruppo di uomini e donne tentano la via verso un possibile riscatto sociale attraverso il lavoro.
Vorrei descrivere l’esperienza della Cooperativa Artigianale Ryakyon Argalios della quale sono presidente, contestualizzata al progetto d' accoglienza turistica promosso dall’Associazione Città Futura "G.Pugliesi”, perché le due iniziative sono complementari, si svolgono nello stesso contesto sociale, hanno le stesse finalità, sono caratterizzate da medesimi obiettivi di ricerca e di studio etnografico delle tradizioni e della cultura locale, come possibile risorsa e fonte di lavoro, vero dramma delle popolazioni locali.
La Cooperativa "To Ryakyon Argalios”, in italiano "il ruscello” (Ryakyon è il nome dell’antica Riace) d'origine magnogreca, è nata quattro anni fa, realizzata da un gruppo di donne del paese provenienti soprattutto dal mondo bracciantile con l’idea di creare delle opportunità di lavoro.
Le condizioni della donna, come si sa, sono sfavorevoli in tutte le società in genere. Solo negli ultimi trent’anni le donne si stanno inserendo sempre con più determinazione e con ruoli di protagoniste nei più svariati settori del vivere civile. Il paese da cui proveniamo conserva ancora elementi di quella cultura secolare in cui la donna ha dovuto subire, spesso in silenzio, sopportando il peso dei lavori domestici e di altri lavori di aiuto all’economia familiare.
Le tessitrici in Calabria rappresentano molto compiutamente questa condizione della donna. C’è una storia che proviene dalle comunità albanesi presenti in Calabria che racconta la fatica delle tessitrici, le pene del lavoro di chi deve affrontare tutti i problemi legati alla tessitura. La storia si chiama "Canto di Rina”
Racconta di una giovane fanciulla che insieme ai genitori si era recata alla fiera del paese per comprare dei regali. I genitori le acquistano un telaio scatenando le ire della ragazza. 
"Madre, perché non mi compri i giocattoli o le bambole? Il telaio è vecchiaia, guarda come ti sei ridotta, sembri già una vecchia con tutti i capelli bianchi. Hai comprato la mia vecchiaia!”
Il Canto di Rina vuole simboleggiare appunto questa durezza e fatica del tessere.
Chi trasporta pietre, ferro ed acqua, mi ha spigato un’anziana tessitrice, compie soltanto quel mestiere in quel determinato momento. Mentre la tessitrice deve scervellarsi sulla larghezza e lunghezza dell’ordito, deve poi lambiccarsi il cervello per la scelta dei licci e del pettine, deve prestare attenzione al subbio dell’ordito perché le guide si assestino bene; deve fare mostra della sua memoria nell’armatura contando tutti i fili; deve stare con gli occhi bene aperti quando deve controllare se ci sono errori quando si apre la bocca dell’ordito ed i fili sono messi nel pettine affinché nemmeno un dente resti vacante, infine, deve tessere.
Ecco una serie di motivi per cui il telaio è vecchiaia e fa diventare anzitempo i capelli bianchi. Il canto di Rina inoltre è il grido di protesta della donna nei confronti dell’uomo.
Il telaio non è solo un lavoro materiale, ma soprattutto un sistema di messaggi in cui si trasmette l’anima di chi tesse. Noi vogliamo contribuire attraverso la nostra esperienza ad affermare alcuni valori, che hanno una funzione non solo personale, ma soprattutto sociale. Dimostrare che è possibile valorizzare le risorse delle culture locali per non emigrare, fare in modo di contrastare i processi di spopolamento in atto nelle piccole comunità interne della Calabria. Resistere, non abdicare al mercato globale che tende ad omologare le tipicità e a soffocare nel conformismo la creatività degli uomini.
Ecco quali sono gli obiettivi più importanti che vorremmo raggiungere attraverso l’esperienza della tessitura con i telai manuali.
Un’esperienza che si integra al progetto turismo sostenibile "Riace Village”.
Una storia nata circa tre anni fa quando sulla costa di Riace sbarcarono i profughi kurdi. La storia di Riace nel bene e nel male sembra essere legata al mare. "Qui mi ha gettato un dio” narrava Ulisse a Nautica sulla spiaggia dei Feaci; dal mare arrivarono i Greci, i Saraceni, i Turchi; dal mare giunsero i due santi protettori Cosimo e Damiano; dal mare, che le aveva custodite per oltre due millenni, emersero come per incanto un giorno dell’estate del 1972 le due statue bronzee di straordinaria bellezza; dal mare arrivarono i kurdi il 1 luglio 1998. Ci fu una corsa alla solidarietà. Furono riaperte le case lasciate vuote dagli emigranti. Nacque l’Associazione "Città Futura” con lo scopo di accogliere e integrare i profughi e dare nuovo vigore sociale ad una realtà profondamente emarginata, senza prospettive, dove per i giovani l’emigrazione rimane la strada più logica da seguire.
"Noi abbandoniamo la nostra terra per la guerra, voi per cercare lavoro” dicevano i nostri amici kurdi.
Insieme elaborammo un’idea per tentare la via di un possibile riscatto umano e sociale. Un progetto di sviluppo sostenibile tendente alla valorizzazione delle risorse umane, materiali e culturali del territorio. Abbiamo dato corso al progetto con un prestito della Banca Etica di Padova. Abbiamo recuperato e ristrutturato venti case abbandonate dagli emigrati e creato una ricettività turistica per tutti i mesi dell’anno per circa cento posti letto.
Un antico palazzo nobiliare del XVII secolo ubicato nel cuore dei vecchi borghi del paese al centro delle case albergo è utilizzato per ricevere gli ospiti, favorire l’aggregazione e l’interculturalità.
Un vecchio mulino ristrutturato è stato adattato a Laboratorio della Tessitura artigianale con gli antichi telai manuali e di tutto ciò che occorre per il processo di lavorazione dalla filatura alla tessitura manuale.
E' in atto la realizzazione di un punto di ristoro per la gastronomia tipica e di esposizione dei prodotti dell’artigianato locale.
La tessitura in questa esperienza rappresenta per certi aspetti il fiore all’occhiello dell’iniziativa, soprattutto come valore di recupero dell’identità culturale autoctona.
Sul piano storico l’esperienza della tessitura nei nostri paesi è strettamente legata alla cultura popolare, al mondo dei pastori dal quale io stessa provengo. Un mondo semplice, arcaico, a stretto contatto con una natura spesso ostile, nella cui cultura il telaio occupa un posto rilevante essendo stato un punto di riferimento quotidiano per intere generazioni che anche tramite la tessitura sono state educate ad affrontare e a superare le difficoltà del vivere quotidiano e ad esaltare l’operosità creativa della donna.
Oltre 4000 presenze di turisti provenienti da ogni parte d’Italia e da molti stati europei hanno invaso un paesino di 600 abitanti, facendo diventare le stradine del centro storico crocevia di incontri tra culture diverse; il Palazzo Pinnarò centro di interesse nazionale e internazionale; i bambini delle famiglie dei profughi frequentano le scuole materne ed elementari che rischiavano di essere chiuse per mancanza di iscrizioni, il Laboratorio di Tessitura luogo di visite di scolaresche, di turisti e di interesse per la vendita dei prodotti con le botteghe del commercio equo e solidale di Bologna, Modena, Milano, Palermo, Trieste, Bari, Treviso, Brescia, Cremona, Cerignola, Catania.
Abbiamo sostanzialmente sostenuto le ansie di miglioramento di una comunità avviata sulla via dell’abbandono, che adesso guarda al futuro con nuova speranza.
Il racconto della nostra esperienza non vuole comunque essere un motivo di esaltazione sterile delle nostre iniziative e delle nostre attività; al contrario tutto ciò che abbiamo potuto creare o organizzare non sarebbe stato possibile o quantomeno avrebbe perso molto del suo interesse, senza la partecipazione, il sostegno, gli inviti (come questo della Fiera di Leumann per il quale ringraziamo di vero cuore Marina Costantino e Giulia Zavattoni) gli scambi, le idee, la collaborazione di una moltitudine di persone provenienti da ogni dove con le quali abbiamo lavorato per creare qualcosa insieme. Un qualcosa che forse è insignificante, una goccia dispersa nelle illusioni di un mondo soffocato e sconvolto dalle atrocità della guerra, un qualcosa per migliorare la nostra vita.»

 

            Intervento di Pina
            Presidente della Cooperativa Artigianale Ryakyon Argalios

 


Queste parole ci hanno colpito e segnato.

Non poteva non emergere la volontà di dare seguito all’incontro con qualcosa permettesse di far nascere un rapporto di amicizia, di solidarietà, di reciprocità.

 

 

   

 

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